“Seconda ondata? Numeri da virus a scartamento ridotto”

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Covid, Cauda: Seconda ondata? Numeri da virus a scartamento ridotto


Mentre i casi di positivi a Covid-19 aumentano in Europa, si torna a parlare di una seconda ondata di Sars-Cov-2 in autunno. “Ma in realtà il virus non è mai scomparso, come invece prevedevano alcuni modelli: il coronavirus, anche in Italia, ha continuato a circolare a scartamento ridotto, rispetto ai mesi più caldi della crisi”. A leggere così il quadro offerto anche dai numeri diffusi dalla Protezione Civile è Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, che sottolinea all’Adnkronos Salute come “anche l’Organizzazione mondiale della sanità nei mesi scorsi aveva detto che non si può parlare di seconda ondata: il virus non è mai scomparso e poi riapparso. Anche se adesso in Italia circola di più rispetto a giugno e luglio”.


“Il dato odierno di 1.008 nuovi casi – aggiunge l’esperto – risente anche del calo nel numero dei tamponi. A dirci che il virus circola di più – evidenzia Cauda – è soprattutto la percentuale di positivi rispetto ai tamponi: a giugno eravamo allo 0,6%, mentre adesso siamo intorno all’1,5-1,7%. Una crescita limitata, ma da tener presente, che si sta accompagnando all’aumento dei ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive“. L’invito alla popolazione e ai giovanissimi “è dunque quello di osservare le misure anti-Covid e di non abbassare la guardia”, aggiunge Cauda.



Ridurre la quarantena in Italia da 14 a 10 giorni è una scelta difficile. Alcuni casi potrebbero sfuggire, e da infettivologo la mia idea è quella di essere il più cauti possibile” dice all’Adnkronos Salute Roberto Cauda alla vigilia dell’incontro in cui gli esperti del Cts (Comitato tecnico scientifico) si troveranno a valutare questa ipotesi. “L’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie), ha calcolato che riducendo la quarantena a 10 giorni, il 6% dei casi sfuggirebbe. Sappiamo anche – ricostruisce l’esperto – che nella maggior parte dei casi l’infezione si manifesta dopo 5-6 giorni, e poi fino a 12 giorni. Il limite di 14 giorni è stato scelto per massima sicurezza. Occorre inoltre tener conto degli invisibili, ovvero i positivi che già sfuggono all’individuazione. Dunque la mia idea è che si debba porre la massima cautela in questa materia. E che, se si decide di ridurre la quarantena per favorire un maggior rispetto di questa misura, semmai occorre essere pronti a tornare indietro. Insomma, è una scelta difficile”, conclude Cauda.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.



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