Dodicimila lavoratori precari che tengono in piedi la macchina della giustizia italiana, ma solo tremila con garanzie di stabilizzazione. È questa la drammatica fotografia emersa dal sit-in organizzato ieri davanti al Palazzo di Giustizia di Enna dalla Funzione Pubblica CGIL, in contemporanea con decine di presìdi in tutta Italia.
Al centro della protesta il destino incerto del personale assunto con i fondi del PNRR – Addetti all’Ufficio per il Processo, Data Entry e Funzionari Tecnici – che dal 2022 garantisce il funzionamento quotidiano di tribunali e cancellerie. Contratti in scadenza a giugno 2026 e un futuro nebuloso per seimila di loro, nonostante il ruolo strategico svolto negli uffici giudiziari.
“Si parla di circa 12.000 lavoratori, e solo per 3000 di questi precari c’è una garanzia di stabilizzazione”, spiega Alfredo Schilirò, Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL Enna. “Per altri 3000, c’è l’impegno del governo all’assunzione tramite le risorse che saranno stanziate in legge di bilancio”.
Restano però seimila persone senza prospettive, proprio quelle che negli ultimi anni hanno contribuito significativamente all’abbattimento dell’arretrato giudiziario. “Non si tratta di personale aggiuntivo ma di figure che tengono in piedi le cancellerie, gli uffici del processo, il lavoro quotidiano dei tribunali”, sottolineano dal sindacato.
Durante il presidio, il dirigente sindacale Pietro Vanadia ha lanciato un allarme preciso: “La perdita delle professionalità acquisite rischia di creare un enorme danno in termini di efficienza del sistema giustizia. Svolgiamo mansioni essenziali e variegate, dalla gestione delle cancellerie alla redazione di bozze di provvedimenti, giornalmente a fianco della magistratura”.
Il paradosso è evidente: mentre il PNRR ha permesso di raggiungere obiettivi concreti nell’abbattimento dell’arretrato, questi risultati rischiano di essere vanificati dalla mancanza di stabilità per chi li ha ottenuti. “Il nostro impegno per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR è reale, ma manca la garanzia del futuro di queste professionalità che rischiano di disperdersi ancor prima del 30 giugno 2026”, aggiunge Vanadia.
Anche i profili tecnici rivendicano il proprio ruolo strategico: “Il personale precario include professionalità necessarie per garantire le funzioni e i servizi amministrativi, figure essenziali che svolgono tutte quelle attività strumentali e propedeutiche all’attività giurisdizionale, per dare concreta attuazione al principio del giusto processo”.
Il rischio, denunciano i sindacalisti, è duplice: da un lato migliaia di persone destinate alla disoccupazione dopo aver acquisito competenze specifiche, dall’altro un sistema giudiziario già fragile che tornerebbe a vivere ritardi, arretrati e disservizi proprio quando sembrava aver imboccato la strada del miglioramento.
Al sit-in di Enna erano presenti il Segretario Generale della Camera del Lavoro Antonio Malaguarnera e diversi dirigenti del sindacato CGIL locale, in una mobilitazione che rappresenta solo il primo segnale di una vertenza destinata a proseguire. Se non arriveranno risposte concrete dal governo, sono già annunciate nuove iniziative di protesta per evitare che l’efficienza conquistata negli uffici giudiziari vada perduta insieme alle professionalità che l’hanno resa possibile.
