Tasse e multe, perché scegliere sempre siti di gioco legali

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Quote migliori e, in genere, maggiori probabilità di vincita. Sono questi gli specchietti per le allodole che attirano gli appassionati a scommettere su punti vendita non autorizzati e collegati alla rete di bookmaker esteri. Una falsa leggenda, una convenienza che, anche se fosse reale, andrebbe in contro comunque sia all’obbligo di dichiarare eventuali vincite al fisco.

Stando alle norme tributarie in vigore in Italia, infatti, tutte le vincite e i premi devono essere indicati nella dichiarazione Irpef, sotto la dicitura “redditi diversi”. L’unica eccezione sono le vincite realizzate sulla rete dei concessionari di Stato: in questo caso i giochi sono già tassati alla fonte, attraverso il pagamento dell’imposta unica da parte del gestore stesso. Nel mondo delle scommesse, però, ci sono alcuni casi limite. Come quello dei bookmaker esteri ma che operano in Italia con punti vendita fisici, i cosiddetti Centri Trasmissione Dati: senza concessione, infatti, non versano nessuna imposta. E la giustizia non fa giurisprudenza in questo senso: è ancora in essere un contenzioso proprio su questo argomento presso la Corte Giustizia Europea. La norma vigente prevede che gli scommettitori che realizzano delle vincite presso i centri scommesse di questi bookmaker, dovrebbero inserire queste vincite nella propria dichiarazione dei redditi. In realtà, a farlo, sono pochissimi. A mettere una pezza alla situazione è arrivata la nuova manovra economica che ha, come obiettivi, quelli di eliminare il riciclaggio, l’evasione e l’elusione fiscale, prevedendo controlli su tutte le transazioni finanziarie eseguite tramite bonifici su conti bancari, carte di credito, carte prepagate.

Tutte le vincite superiori ai 2.000 € sono infatti soggette alla procedura antiriciclaggio e i dati sono trasmessi immediatamente al fisco. A questo si aggiunge l’utilizzo degli agenti sotto copertura, che si possono presentare ai punti di raccolta di gioco e verificare l’esatta procedura di gioco. E i giocatori “pirata”, insomma, rischiano grosso: reclusione fino a 8 anni e un’imposta per l’Irpef evasa superiore ai 100 mila € annui. Ecco perché conviene sempre e comunque giocare e scommettere sui concessionari autorizzati. Innanzitutto, perché non soggetti ad imposizione in capo al percettore della vincita (che viene versata dal gestore allo stato). Ma anche perché i siti con autorizzazione ADM (il nuovo acronimo che delle Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che sostituisce il vecchio AAMS, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) garantiscono un’esperienza di gioco legale e sicuro, trasparente e responsabile.

C’è ancora molto da fare, quindi, in ambito normativo e di controllo. Gli esperti, infatti, ritengono che la differenza di trattamento fiscale tra le vincite ottenute nei casinò italiani ed esteri “non appare né idonea e né proporzionata a raggiungere l’obiettivo di tutelare l’ordine pubblico, di prevenire il riciclaggio e di contrastare il fenomeno della ludopatia“. E mentre politica e giustizia faranno i loro corsi, gli utenti possono appellarsi al buon senso e alla legalità. Come riconoscerla? Innanzitutto dal dominio: gli operatori italiani di concessione ADM devono offrire necessariamente i propri giochi online attraverso siti con dominio in .it ed esporre in home page il logo ADM.

Un marchio di fiducia, insomma, come quelli del supermercato.

 

 


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redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.

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