L’antico e bel paesino di Cerami, luogo pieno di storia millenaria, ha visto nascere e crescere individui eccellenti che ne hanno plasmata la sua storia nel campo letterario, religioso, politico, artistico e patriottico, dando lustro al proprio paese.
Ma a parte le vie a loro dedicate, non si sa il perché questi illustri cittadini non abbiano goduto di tutta quella gratitudine loro dovuta.
Sottostimato, ad esempio, Serlone (o Sarlone), l’ardimentoso condottiero, nipote di Ruggero, distintosi nella famosa battaglia di Cerami del 1063 che segnò la liberazione dell’Isola dai Saraceni. Ignorato, il religioso Filigato (pare sia stato vescovo di Taormina), dottissimo per cultura oratoria. Il dimenticatoio potrebbe continuare con: il taumaturgico beato Fra’ Luca Nicastro, con gli scrittori Gabriele Angelo Schillaci, Epifanio Tricani, critico saggista, nominato Direttore del Tesoro nel 1931. Poi ancora l’illustre avv. Vito Cona; il dottor Antonino Occhipinti, valente medico chirurgo; Bonaventura Stivala, capo dei Carbonari di Cerami; Calogero Catania, medaglia d’argento al valor militare dimostrato nella battaglia di San Martino Castrozza e in seguito, negli anni Trenta, nominato Federale provinciale di Enna.
L’elenco continua con Nino Schillaci, insigne agronomo e cultore della storia locale ceramese (autore del libro “Cerami, antico paese dei Nebrodi”) e ancora con Sebastiano Schillaci, Questore di Trieste, assassinato da un suo collaboratore l’11 novembre 1929 ad appena 54 anni.
Tra gli “uomini” distinti che attraverso la loro operosità hanno lasciato un segno, culturale sociale e politico, meriterebbero maggior stima: il fulgido avv. Ernesto Saggio che, agli inizi del 1900, con l’istituita società automobilistica ISEA tolse il paese dall’isolamento. La memoria ci riporta inoltre al compianto preside prof. Nuccio Sciacchitano; all’encomiabile dr. Luigi Anello, fecondo scrittore della storia locale, autore di meticolose e faticose ricerche storiche (da ricordare il libro “ I Fego”,
“La battaglia di Troina”, sanguinoso scontro armato della 2^ guerra mondiale).
Spesso, per varie ragioni che possono includere la pigrizia, “pigrizia istituzionale” o culturale, molte storie straordinarie restano sepolte in archivi o in biblioteche di provincia, semplicemente perché nessuno ha avuto la voglia rispolverarle. La memoria di questi individui non è solo un omaggio al passato, ma un bisogno attivo per comprendere il presente e plasmare il futuro.
Solo valorizzando il passato, capire quali sono state le nostre origini e chi erano in nostri antenati, è possibile edificare una comunità mai stanca di nutrirsi di cultura e senso all’educazione civica.
Il contesto è fondamentale per preservare la memoria di una figura del Risorgimento siciliano dominante nella narrazione contemporanea di questi anni.

Parliamo dell’ardente mazziniano, ricordato nelle cronache recenti con la presunta identità di Francesco Schifani.
A scanso di equivoci, si tratta in verità del concittadino ceramese FRANCESCO SCHIFANO e non SCHIFANI.
È certamente insolito che un cognome, anche nell’intitolazione di vie pubbliche di Cerami e Troina, possa essere alterato in Schifani!
Invero la sua nascita risulta registrata (vedi foto) presso gli atti del comune di Cerami, col numero di repertorio 86, in data 5 agosto del 1829, col nome Francesco SCHIFANO, nato da Anna Scialfa e da Salvatore Schifano, abitante ed esercitante il mestiere di “aromatario” (farmacista) nella Strada Purgatorio. “Paolo Francesco, denunciato all’anagrafe con il solo nome di Francesco, nome già di suo fratello maggiore morto dopo pochi mesi il 16 agosto 1926, quando era poco più che adolescente – è scritto nei libri di Luigi Anello e di Nino Schillaci– si trasferì, per motivi di studio, a Palermo per quivi poi dedicarsi alla professione presso la farmacia Florio in piazza S. Giacomo La Marina. Divenne un ardente repubblicano. Inflessibile seguace del Mazzini, condivise le attività della “Giovane Italia” partecipando ad arrischiate cospirazioni contro i Borboni. Di fede puramente repubblicana, pronto a sacrificar la vita per l’amor patrio sofferse le prigionie (1849, 1850, 1854) affinché rivelasse i nomi dei suoi “fratelli” cospiratori. Lo Schifano non parlò e per tale motivo fu torturato.
Finito il fervore rivoluzionario, il patriota Francesco Paolo Schifano si ritirò a Troina (città natale della moglie Maria Sotera) dove proseguì la sua attività professionale di farmacista, continuando a mantenere contatti col Mazzini dal quale riceveva lettere e corrispondenza da diramare in codice ai mazziniani siciliani. Morì ancora giovane il 2 ottobre 1873”.
La sua inaspettata scomparsa fu rimpianta da tutti, soprattutto nell’animo degli amici di Catania che gli dedicarono un manifesto affissato in tutti cantonali della città etnea. “Con lui si spense –fu scritto tra le righe del manifesto– uno fra i migliori amanti dell’Itala libertà ed una luce delle patrie glorie. Cittadini! Specchiatevi il lui, copiate i suoi plecari esempi e tributategli una lacrima, e spargete mesti fiori sul di lui freddo avello”.
Carmelo Loibiso
