Vaccino Covid, quanti sono e a che punto siamo 

Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

ARTICOLO PUBBLICATO IL 1 Febbraio 2021


A tirare le somme sui prodotti scudo in corsa è l’Organizzazione mondiale della sanità

alternate text
Afp
(Adnkronos)

Vaccino anti Covid, candidati e ricerca: dove siamo arrivati e quanti sono i sieri allo studio? A fare il punto sui prodotti scudo in corsa è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un tweet, in cui tira le somme sul maxi sforzo di ricerca affrontato da numerosi gruppi di ricerca a ogni latitudine per combattere il virus della pandemia.


Leggi anche
  • Covid, Ema: “Cinque vaccini prima di Pasqua”

  • Vaccino Pfizer, Ue: “In arrivo 75 mln di dosi in più”

“A dicembre 2020 ci sono oltre 200 candidati vaccini anti-Covid in fase di sviluppo. Di questi, almeno 52 sono in sperimentazione sull’uomo e molti altri attualmente in fase 1 o 2 di ricerca”, spiega l’Oms. “Avere molti e differenti vaccini in sviluppo aumenta le chance che ce ne siano uno o più di successo”, sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha pubblicato un focus per informare le persone sullo sviluppo e la distribuzione dei vaccini, chiarendo anche le differenze fra i vari tipi di prodotti: quello che si basa sul patogeno inattivato (richiede speciali strutture di laboratorio per far crescere il virus o il batterio in modo sicuro, e può avere un tempo di produzione relativamente lungo e probabilmente richiederà la somministrazione di due o tre dosi); quello che usa una versione vivente ma indebolita del virus; il vaccino che utilizza come vettore un altro virus sicuro per veicolare proteine del germe contro il quale si vuole innescare una risposta immunitaria, senza causare malattia.

C’è infine l’approccio delle subunità, che utilizza solo parti molto specifiche di un virus o batterio che il sistema immunitario deve riconoscere, non contiene l’intero microbo né utilizza un virus sicuro come vettore. Oppure si usa un virus sicuro per fornire sottoparti specifiche – chiamate proteine – del germe di interesse in modo che possa innescare una risposta immunitaria senza causare malattie. E c’è l’approccio genetico, cioè un vaccino con acido nucleico basato sull’utilizzo solo di una sezione di materiale genetico che fornisce le istruzioni per proteine specifiche, non l’intero microbo (nelle cellule umane il Dna viene prima trasformato in Rna messaggero, che viene quindi utilizzato come modello per produrre proteine specifiche).



Source link


Condividi l'articolo su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

redazione

Redazione TeleNicosia.it fondata nel luglio del 2013. La testata è iscritta al Tribunale di Nicosia al n° 2/2013.