Villadoro, in tanti in piazza per la commedia Dove avete messo il morto? – VIDEO

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Iniziato  il triduo delle festività in onore del patrono di Villadoro, San Giovanni Battista.

Ad aprire i festeggiamenti, il classico appuntamento  con la recitazione.

In piazza Carlo Alberto, nella serata del 27 agosto, è andata in scena la commedia brillante “Dove avete messo il morto? ”, in dialetto siciliano,  proposta dal gruppo di attori amatoriali “Amici di Villadoro“.

La rappresentazione, articolata in tre atti, è liberamente tratta dal teatro classico della tradizione napoletana, ma riadattata e tradotta in dialetto siculo dalla compagnia “Amici di Villadoro”.

La trama dell’opera è ambientata in un piccolo quartiere villadorese di qualche decennio fa, a casa di una famiglia molto povera.

Il protagonista, il capofamiglia, è un personaggio decisamente eccentrico, inventa il mestiere di spillare soldi ai ricchi in un modo del tutto particolare, ovvero infiltrandosi alle feste, inventando stratagemmi e sceneggiate per raggirare due ignare baronesse.

La serata ha raccolto le tante risate del numeroso pubblico intervenuto, grazie ai tanti doppi sensi oltre che al finale inaspettato.

La compagnia ha potuto, quindi,  festeggiare  il decimo anno di spettacolo, che appunto riccorre in questo 2019,  sul palco della caratteristica piazza Carlo Alberto di Villadoro, un anfiteatro naturale che ha accolto a semicerchio paesani ed emigrati, i quali hanno riso anche per i riferimenti a personaggi di vita reale,  conosciuti da tutti, richiamati dagli attori nei dialoghi comici.

Regista e attore principale, come sempre, Peppuccio Ferrara, che con la sua innata comicità e bravura coinvolge ogni anno gli attori e anima la compagnia.

Madrina della serata la d.ssa Maria Piera Ferrara,  che a inizio serata nella presentazione ha ricordato la tradizionale processione del 29 agosto che giunge al borgo Milletarì, con la presenza dei pali di alcune confraternite di Nicosia e inoltre, dello storico palio di San Giovanni Battista del 1904,  tutto cucito e ricamato a mano da maestranze di Petralia e custodito ancora oggi dai discendenti della fam. L’Abbate, oggi Giuseppe e Taddeo.

    

   

  

 


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