“Zia Favola – una storia siculish“ ha caratterizzato il terzo incontro di “IntegrAzioni” alla casa di Giufa’

Condividi l'articolo su:

“Favola Cinquemani ” con la sua storia siculish ha conquistato il pubblico della “casa di Giufa’” nel terzo degli “incontri di IntegrAzioni.”

Chi arriva porta un dono: la sua cultura. Chi accoglie la riceve e ne deve fare tesoro. Questo il messaggio centrale della serata arrivato dal confronto tra Cono Cinquemani autore, cantautore e regista teatrale e l’assessore alle politiche sociali Paolo Gargaglione e che il progetto “IntegrAzioni” dell’amministrazione comunale Dipietro realizzato con l’assessorato alle politiche sociali guidato dall’assessore Paolo Gargaglione, su percorso di Cettina Capizzi della Casa di Giufa’ e di Paolo Patrinicola direttore dell’associazione l’Alveare, si propone di diffondere e realizzare concretamente.

“Zia Favola” che ha “preso vita” durante la serata  grazie alla bravissima Lorena Cinquemani, ha detto l’autore nasce da “una vera e propria urgenza di raccontare una parte della storia della mia famiglia. Favola Cinquemani è esistita realmente ed è una mia parente di cui ho scoperto la storia di emigrata mentre ero alla ricerca di più dettagli sulla storia di mio nonno, emigrato in Venezuela. Zia Favola, era nata a Corleone, ed è stata tra le pioniere in Sicilia dell’emigrazione femminile oltreoceano.

“Il libro non soltanto racconta una storia, ma celebra il coraggio al femminile e ricostruisce un linguaggio ibrido tra italiano ed americano il Siculish cui Cinquemani ha dedicato un lungo lavoro di ricerca cui ha dato una vera e propria spinta la lettura de “gli zii di Sicilia” di Leonardo Sciascia, dove la zia della storia utilizza una lingua siculo-americana che rimane però li quasi nascosta. Il linguaggio, la sua ibridazione, hanno un ruolo centrale nel percorso di integrazione, tanto da diventare, come ha sottolineato Cinquemani, una sorta di “carta di cittadinanza per lo straniero che inizia a vivere una realtà diversa dalla sua. Una acquisizione, quella dei modi di dire tipici di una comunità, che può essere considerata quando avviene, come una simbolica consegna della chiavi della città a chi arriva da lontano.

“Nel ragionamento a specchio tra passato e presente è emerso un dato portato dall’assessore Paolo Gargaglione” tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento cinque milioni di italiani hanno lasciato le loro case per emigrare verso l’America. Nonostante sia passato un secolo, in Italia il sistema di accoglienza è entrato in crisi con numeri ampiamente inferiori: 600mila migranti sono arrivati in Italia nell’ultimo quinquennio. Oggi si tende alla chiusura non soltanto fisica dei porti ma anche ideale provando a sostenere che il problema è risolto e non c’è niente e nessuno da accogliere o integrare. Come amministrazione comunale abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa per cambiare le cose integrando i giovani migranti inserendoli in percorsi di lavori di pubblica utilità e creando una occasione di scambio culturale con i laboratori di integrAzioni dove usando diverse forme espressive di valore artistico intendiamo mettere insieme giovanni ennesi e migranti per consentire uno sviluppo nuovo e paritario nostra comunità .”

 


Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: