La vittoria degli astensionisti alle elezioni europee

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Le elezioni europee dell’8 e 9 giugno hanno messo in luce un chiaro vincitore: gli astensionisti. Ancora una volta, il “partito dell’astensione” ha dominato la scena elettorale. In Italia, l’affluenza si è fermata al 49,69%, ovvero metà degli elettori non si è recata alle urne. La situazione è ancora più preoccupante nella circoscrizione Sicilia-Sardegna, dove solo il 37,77% degli aventi diritto ha votato, un leggero incremento rispetto al 37,20% delle elezioni precedenti. In provincia di Enna, l’affluenza è stata del 35,20%, appena superiore al 34,75% del 2019. Questo significa che quasi due elettori su tre sono rimasti a casa.

Venti anni fa, nel 2004, in Italia votava il 73,09% degli elettori, mentre dieci anni fa, nel 2014, la percentuale era scesa al 58,69%. Nella circoscrizione insulare, nel 2014, votò il 42,67% degli aventi diritto, mentre dieci anni prima il 64%. Questi dati sono un chiaro segnale di allarme per la politica.

Il calo costante della partecipazione elettorale rappresenta una sconfitta per la politica a tutti i livelli. Mentre i partiti e i loro esponenti, sia a livello nazionale che locale, ringraziano i pochi elettori che li hanno sostenuti, nessuno sembra riflettere sulle cause di questa crisi democratica. La politica è diventata un affare per pochi. I comizi che una volta riempivano le piazze oggi si svolgono in luoghi privati, lontani dai riflettori, riservati a pochi intimi. Pochi politici hanno il coraggio di affrontare gli elettori dal vivo. I “portatori d’acqua”, ossia i locali consiglieri comunali o simpatizzanti dei partiti che bombardano i potenziali elettori con messaggi su WhatsApp e social media, ottengono spesso l’effetto opposto, stancando le persone.

Negli ultimi 20 anni, l’Unione Europea e i suoi organismi sono stati percepiti come elementi estranei, severi censori o dispensatori di regole incomprensibili, lontani dalle esigenze reali del paese. I rappresentanti italiani nei parlamenti di Bruxelles e Strasburgo sono spesso dimenticati, poiché i risultati da loro ottenuti sono insignificanti. Anche i nuovi eletti probabilmente seguiranno la stessa strada, riempiendo le loro tasche con 800.000 euro in cinque anni, mentre i cittadini rimangono delusi.

Queste elezioni hanno visto una lotta di forza tra i partiti, sia a livello nazionale che locale, senza però mai discutere delle politiche europee per i cittadini e delle questioni cruciali in campo energetico, geo-politico ed economico. Invece, i partiti si concentrano su beghe interne e sulla spartizione del potere, ignorando le reali esigenze dei cittadini. La politica continua a fallire, e probabilmente questo trend si ripeterà anche nelle prossime elezioni regionali, amministrative o politiche, rimanendo distante dalle necessità del popolo e pronta a celebrare qualsiasi vincitore.

Sergio Leonardi


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