Operazione antidroga “Marijuana Park”: debellata dalla Polizia di Stato una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti all’interno della villa comunale di Piazza Armerina – VIDEO

All’alba del 24 ottobre, la Polizia di Stato, ed in particolare la Squadra Mobile di Enna ed il Commissariato di P.S. di Piazza Armerina, a conclusione di articolata e complessa attività investigativa coordinata brillantemente dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, ha proceduto con la collaborazione dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, della Polizia Scientifica e di altre articolazioni della Questura di Enna, dei Commissariati di Leonforte e Nicosia, nonché del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale e delle Unità Cinofile Antidroga della Questura di Catania, ad arrestare sette giovani, tre dei quali all’epoca minorenni, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare ed effettuare delle perquisizioni delegate nei confronti sia degli arrestati che di numerosi altri giovani dimoranti a Piazza Armerina, tutti indagati per reati inerenti la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti e, nello specifico, marijuana.

I pubblici ministeri titolari delle indagini valutati gli esiti dell’attività investigativa avanzavano ai rispettivi Gip presso i Tribunali di Enna ed il Tribunale Minorile di Caltanissetta le richieste di Ordinanza Applicativa della custodia cautelare, che venivano accolte, con conseguente emissione di misure cautelari a carico di del 33 enne Marco Cancilleri, del 20 enne Mario La Mattina ed il 22 enne Filippo Lingenti. Finiscono in custodia cautelare presso il Centro di Permanenza per Minori tre giovani 18 enni all’epoca minorenni.

Inoltre, il  pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Enna emetteva vari decreti di perquisizione, con contestuali informazioni di garanzia, a carico di 12 soggetti indagati in stato di libertà di età compresa tra 19 ed i 46 anni.

Nel corso delle perquisizioni, si è proceduto al sequestro dei alcuni quantitativi di sostanza stupefacente, di varia pezzatura: 5 grammi  e un bilancino di precisione elettronico rinvenuti a carico di Filippo Lingenti, un grammo di marijuana ed un bilancino elettronico di precisione rinvenuti a carico di Marco Cancilleri e 142 grammi di marijuana rinvenuti ad altre tre persone.

I soggetti trovati in possesso della marijuana, venivano denunciati in stato di libertà all’autorità giudiziaria per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

In particolare, l’articolata e complessa attività investigativa svolta dai poliziotti della Squadra Mobile di Enna e del Commissariato di P.S. di Piazza Armerina consentiva di accertare come una ramificata ed attiva rete di soggetti, autoctoni ed extracomunitari questi ultimi ospiti nelle diverse strutture ricettive per immigrati di Piazza Armerina, aveva individuato nel parco comunale “Villa Garibaldi” del centro armerino l’area di “mercato all’aperto” per lo spaccio di marijuana ed hashish. L’indagine consentiva di individuare nel parco pubblico, interamente monopolizzato per la gestione dell’illecita attività dai malviventi che lo presidiavano quotidianamente, un basilare punto di riferimento per qualsiasi soggetto che voleva acquistare facilmente e ad ogni ora dello stupefacente.

Sotto le direttive dei magistrati che hanno coordinato l’indagine, i poliziotti mettevano in piedi un’attività di video sorveglianza, che veniva iniziata nel mese di agosto del 2017 e supportata parallelamente anche da riscontri emersi dall’attività di intercettazione telefonica; sono state così documentate centinaia di “cessioni”, anche a giovani acquirenti minorenni, che hanno portato, già in pochi mesi di attività, a segnalazioni, arresti e al sequestro di dosi già “steccate” di marijuana, oltre a somme di danaro contante, provento dell’illecita attività di spaccio.

L’indagine, già dall’inizio dell’attività di monitoraggio, delineava le caratteristiche di due fazioni criminali, una capeggiata da Marco Cancilleri e l’altra da un soggetto extracomunitario (all’epoca minorenne), oggi 18 enne, entrambe dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti che condividevano lo stesso “mercato all’aperto”, individuando precise aree della villa per lo stoccaggio ed il confezionamento al dettaglio e l’occultamento dello stupefacente. Accettando i conseguenti rischi di un’attività vista come un vero e proprio “lavoro” dai pusher, riuscivano a gestire, in alcuni casi anche in rapporto di fungibilità, lo spaccio.

L’attività di monitoraggio dimostrava come lo spaccio si svolgesse in maniera frenetica nell’area d’interesse del parco comunale; infatti, gli indagati, effettuando le operazioni prodromiche all’illecita attività stessa, quali il confezionamento in dosi dello stupefacente da smerciare ed il relativo occultamento tra le siepi, individuate quale luogo sicuro, si ponevano in attesa nei pressi di una “panchina” quale punto di riferimento, dove, ricevuta l’ordinazione del tossicodipendente e prelevata la dose e/o il quantitativo richiesto, effettuavano la cessione in cambio della somma di denaro pattuita.

Il “bivaccare” nei pressi della panchina per un gruppo , o nell’area sovrastante, insistente a pochissima distanza dal cancello secondario d’ingresso alla Villa Comunale, per il gruppo facente riferimento agli extracomunitari, così come l’ occultare le dosi di marijuana tra le siepi o per terra, ben nascoste dai cumuli di fogliame e aghi di alberi, ha rappresentato una costante, da un lato legata all’immediata individuazione da parte dei clienti e dall’altro all’adottata cautela di non essere trovati in possesso di alcunché addosso, in caso di controllo; oltreché, chiaramente, anche alla possibilità di allontanarsi repentinamente al minimo segnale d’allarme.

Cionondimeno, ogni tentativo da parte degli indagati di eludere le investigazioni, spostandosi continuamente all’interno del parco e cambiando i nascondigli delle dosi è però rimasto vanificato dall’azione investigativa dei poliziotti.

Particolarmente emblematica è risultata, inoltre, l’indifferenza dei diversi frequentatori il parco comunale nei confronti degli spacciatori, probabilmente assuefatti al turpe mercato illecito.

Per rendere più complessa l’individuazione della cessione e la configurazione del reato, gli spacciatori, prevalentemente riconducibili al gruppo “capeggiato” da Marco Cancilleri, operavano in totale sintonia tra loro, effettuando gli scambi in concorso (nessuno aveva mai la disponibilità diretta ed immediata di un quantitativo di droga che potesse, di per sé, integrare la detenzione ai fini di spaccio) sotto la stretta sorveglianza o dello stesso Cancilleri o di altri “amici” che, fungendo da vedette, provvedevano sia ad avvertire del passaggio di pattuglie delle Forze di Polizia, sia ad indirizzare gli acquirenti (i quali è capitato che si rifornissero di sostanza stupefacente più volte nell’arco della stessa giornata).

Nell’ambito del gruppo, i ruoli di pusher o vedetta erano assolutamente intercambiabili anche nell’arco della medesima giornata. Infatti, in caso di momentanea assenza di uno degli indagati, i “fiancheggiatori e/o correi” garantivano la prosecuzione dell’illecita attività, la quale assumeva in alcuni momenti l’aspetto di una vera e propria “catena di montaggio”.

I diversi interventi effettuati a riscontro dell’attività di indagine permettevano, tra l’altro, di stilare una sorta di “prezzario” della singola dose di marijuana. Emergeva, infatti, come gli indagati, in base ad una perfetta logica criminale, preferissero confezionare e vendere dosi della pezzatura pari o di poco superiore al mezzo grammo al prezzo di 5 euro, perché così, sicuramente, i rischi, in caso di controllo, si sarebbero ridotti enormemente, prevedendo, già, l’ipotesi più attenuata dello spaccio.

Oltre a ciò, si configurava l’aggravante poiché la location del market all’aperto per lo spaccio della marijuana e dell’hashish, si trovava in un’area centrale del comune di Piazza Armerina, attorniata, nel raggio di alcune centinaia di metri, da numerosi istituti scolastici, quali l’I.T.I.S., il Liceo Classico, l’Istituto Industriale e l’Istituto Alberghiero, l’I.T.C.G., nonché il SER.T..

Infine, le operazioni tecniche di intercettazione telefonica, consentivano di dimostrare, altresì, che il Cancilleri proseguiva nella gestione dell’illecita attività anche in serata e, quindi, dopo la chiusura del parco comunale, concordando degli incontri, con i clienti più fidati e/o i correi, presso la sua abitazione si Piazza Armerina.

A tutto ciò deve necessariamente aggiungersi la condotta tenuta dalla compagna del Cancilleri Marco, B. C., la quale, permanendo nell’area interessata dallo spaccio, ha comunque collaborato con il Cancilleri, indicandogli gli acquirenti, accettando passivamente l’evidenza dello spaccio, incassando l’illecito provento della cessione ed avvisandolo quando qualche “cliente” lo cercava. Il suo coinvolgimento nell’illecita attività è stato comunque ulteriormente supportato dall’esito delle intercettazioni telefoniche, nel cui ambito sono state registrate diverse conversazioni con le quali la donna avvisava il compagno della presenza di potenziali clienti, della presenza di pattuglie di polizia. Inoltre, la donna, genitrice di un minore, senza alcuna forma di amor proprio e nella consapevolezza dell’illecita attività condotta e gestita dal compagno coabitante, affidava il figlio, all’epoca di appena 6 anni, al Cancilleri che, pur non essendone il tutore legale, ma avendone comunque la responsabilità, con l’inetta volontà di farlo divertire, di fatto, inconsciamente, lo ha coinvolto in tutti gli illeciti traffici gestiti all’interno del parco comunale (assistere alle operazioni di manipolazione dello stupefacente per il confezionamento in dosi nonché alle fasi dell’occultamento e/o di prelievo delle dosi ed alle cessioni della dose di droga).

L’operazione, particolarmente complessa, ha visto il coinvolgimento di circa un centinaio di poliziotti ed ha permesso di restituire alla collettività uno spazio pubblico, la Villa Garibaldi, che era diventata una degradata piazza di spaccio alla mercé di giovani soggetti (di cui alcuni ospiti stranieri), i quali non hanno dimostrato alcuno scrupolo nel condurre una frenetica attività di spaccio anche in favore di giovanissimi o di soggetti già tossicodipendenti in cura: tutto questo dinanzi allo sguardo dei cittadini costretti a subire il deprecabile fenomeno.

 

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